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11/09/2019, 01:45

robert frank , fotografia



Robert-Frank,-l’uomo-che-cambiò-la-fotografia


 



È morto a Inverness, in Scozia, il 9 settembre 2019, ilfotografo Robert Frank. Aveva 94 anni. Nato in Svizzera, a Zurigo, nel 1924, èstato il primo documentare, con occhi diversi, la cultura americana. È New York, infatti, chelo accoglie nel 1947 e ne lancia la carriera, muovendo i primi passi nellarivista di moda Harper’s Bazaar. Ma il successo arriva quando negli anni ’50 laFondazione Guggenheim gli finanzia (è il primo europeo a ricevere questo riconoscimento)una borsa di studio per realizzare un progetto fotografico. Frank parte allavolta degli Stati Uniti, viaggiando in lungo e in largo per i 50 stati erealizzando oltre 20.000 scatti. Sarà un viaggio che durerà due anni e checulminerà in una pubblicazione nel 1958: The Americans, per gliamericani, Les Americains, per i francesi.Considerato tra le figure più influenti della fotografiacontemporanea, nel 1959 approccia al cinema: il suo film più famoso è senz’altroil documentario dedicato ai Rolling Stones (prodotto nel 1972), ma anche i piùirriverenti Cocksucker Blues e Pull my Daisy.L’opera di Frank attraversa molteplici periodi, ma è anchesegnata dalla tragedia personale della morte dei suoi due figli. Nel 1994 granparte del suo lavoro viene donato alla National Gallery di Washington e vienecreata la Robert Frank Collection. Gli sopravvive la moglie artista June Leaf.Nel 2015 la regista Laurie Israel gira il film Robert Frank - Don’t Blink, che ne racconta la storia.
Ricordo una citazione di Bresson, ora non ricordo precisamente le parole, ma il succo era questo " concepivamo la fotografia con determinati canoni, arrivò Robert e tutto cambiò "
25/05/2019, 11:10

robertcapa, fotografia,fotogiornalismo



Robert-Capa,-25-Maggio-1954


 la storia di chi inventò il fotogiornalismo



considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo,da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuovadirezione, Robert Capa(Budapest, 1913 - Thái Binh,Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della suavita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentarei fatti .
Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa, il suo veronome era Andre Friedmann, inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino ediventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnolatra il 1936 il 1939.Capa diviene famoso in tutto il mondo per una foto scattata nel 1936 a Cordova, dove ritrae un soldato dell’esercitorepubblicano, con addosso una camicia bianca, ripreso nell’attimo in cui apparecolpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti. Quest’immagine è tra le più famosefotografie di guerra mai scattate. Fu pubblicata per la prima volta sullarivista francese Vu ("Visto" in italiano, 23settembre del 1936)[5], poi su Regards ilmese dopo. Ma solo quando apparve sulla rivista americana Life (12 luglio 1937), l’immagine sidiffuse in tutto il mondo.
La foto è stata al centro di una lunga diatribain merito alla sua presunta non autenticità;anche Ando Gilardi, ha analizzato, nei primi anni’70, i negativi originali di Capa.
Quiconobbe Gerda Taro, giovane fotografa che divenne la sua compagna.Gerdamori il 26 luglio del 37 nei pressi di Madrid, Capa ne rimase segnato persempre.
Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra,ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio:un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerraspingendosi fin dentro il cuore del conflitto. Nel 1947 a New Yorkfonda - assieme a Henri Cartier-Bresson, David "Chim" Seymour e George Rodger e William Vandivert -l’agenzia cooperativa Magnum, diventata una delle più prestigioseagenzie fotografiche.Le sue immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatiache scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente lo scrittore JohnSteinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografiedi Robert Capa: "Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato.Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattuttoun’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola davicino".Capa era famoso anche per la suatemerarietà, che lo aveva portato ad andare all’attacco con la prima ondatanello Sbarco in Normandia e a paracadutarsi da un aereo assieme ai militariprofessionisti per ritrarre da vicino l’attraversamento del Reno. La suapassione e la sua vita, l’amore per la fotografia, lo porta a morire nel 1954 durante la Prima Guerra d’Indocina, al seguito di unasquadra di truppe francesi, dietro il tenente colonnello Jean Lachapelleincaricato di evacuare e distruggere due fortini a sud est di Hanoi. Sulla viadel ritorno scattò le ultime immagini prima dell’incidente che gli costò lavita; salì su un terrapieno sulla destra per fotografare una colonna inavanzamento nella radura e qui posò il piede sulla mina che lo uccise. 
12/11/2018, 12:24

dada, surrealismo, alba, ferrero, manray, dali , breton



"dal-nulla-al-sogno"-Dada-e-Surrealismo,-Fondazione-Ferrero-Alba


 dal 27 Ottobre al 25 Febbraio 2019, Fondazione Ferrero-Alba



Dal27 Ottobre 2018 al 25 Febbraio 2019, Alba Fondazione Ferrero

Una domenica di pieno autunno, la temperatura di marzo inoltrato, in quel di Alba per la mostra "dal nulla al sogno" Dada e Surrealismo alla Fondazione Ferrero.
Leopere provengono dal Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam.

Inmostra dipinti di Salvador Dalí, René Magritte, Giorgio de Chirico,Paul Delvaux, Francis Picabia, Man Ray, Joan Miró e Marcel DuchampIlgrado zero dell’arte Dada; Il Sogno, Eros, amour fou, trasgressioneerotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, lareinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti delvivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? sonoi titoli di alcune delle sezioni in cui è suddivisa Dalnulla al sogno.

 In mostra Lareproduction interdite (1937),celebre ritratto sdoppiato allo specchio di James firmato da RenéMagritte,IlDivano Labbra di Dali ispirato a Mea West, primo vero sex symbol delcinema e fotografata da Man Ray, ma anche opere di Giorgiode Chirico, Paul Delvaux, Francis Picabia, Man Ray, JoanMiró e MarcelDuchamp oltreal già citato Dalí.Unvero e proprio viaggio temporale in un contesto di fermentoartistico, dalla fine cruenta del movimento Dada, alla nascita delSurrealismo con il manifesto di Breton, la mostra di prende per manoe ti porta letteralmente a vivere il periodo,grazie anche aproiezioni multimediali che aiutano anche i profani a capire le lineeguida essenziali.Lamia attenzione, ovviamente collegata a doppio filo a quello che nellavita faccio e vivo, si è subito orientata verso le sperimentazionifotografiche di Man Ray e sui suoi Rayograph.
Daragazzino, mio padre, di esortava a sperimentare in camera oscura, mifaceva vedere come ottenere certe immagini, come impressionare lacarta fotografica in un modo non convenzionale, ma che convenzionaleè comunque, li per li non capivo,creavo queste immagini molto beceree "surreali" che poco avevano di fotografico...lo studio el’apprendimento di questo mondo magnifico, mi ha portato a capire dadove venivano certi consigli mai spiegati fino in fondo, un percorsoche si deve fare per capire bene le regole, per poi infrangerletutte.

- in copertina Marcel Duchamp e Man Ray


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